Non è facile essere la band numero uno al mondo. Certo, deve essere davvero gratificante e divertente, sicuramente molto di più che suonare alla Sagra Della Zucchina di Terni. Ma questo di certo non rende le cose più semplici. Chiedetelo ai Coldplay.
Sempre sorridenti, sempre colorati. Quando i riflettori e i microfoni si spengono, però, comincia il lavoro quello vero. Onori ed oneri dell’essere così in cima da non avere più nessun esempio da seguire, a parte il cielo (meglio se pieno di stelle) e la propria mente (meglio se piena di sogni).
Quando sei al top, infatti, è come se fossi un atleta di salto in alto. Ad ogni nuova uscita, i Coldplay si ritrovano a dover centrare capriole perfette a mezz’aria, ma ogni volta la sbarra si alza di un gradino. L’unico modo per rimanere campioni è continuare a farla salire, sempre più in alto. Su, su. Up & Up.
Che sia questo il senso del nuovo singolo, nascosto tra un verso che trasmette il tepore di un caffè bollente in inverno ed un ritornello che ha la freschezza di un respiro in alta quota? Chi può dirlo, forse nemmeno i Coldplay. Quello che invece risulta sempre più palese riguarda la visione che sorregge l’ultimo lavoro in studio di Chris Martin e compagni, A Head Full Of Dreams, dal quale è stato appena estratto Up & Up.
Il disco, quando è uscito, ha lasciato tutti spiazzati. Comprarlo, metterlo in auto e sentirlo tutto di getto aveva come conseguenza universale uno storcimento di naso. I Coldplay avevano sepolto già da molto tempo la propria ascia di guerra alternative, quella con cui avevano spaccato la porta d’ingresso della discografia mondiale. Tipo Shining.
Però, dove erano finite le sonorità minimali e le melodie notturne di Ghost Stories? Quelle stesse accortezze compositive, insieme ad una dovizia sonora rara come un unicorno in Abruzzo, avevano permesso a milioni di ascoltatori (più o meno attenti) di accettare il passaggio all’elettro-pop senza viverlo come un abominio. Con leggerezza.
Insomma, A Head Full Of Dreams accendeva la luce col ladro in casa, svegliando tutti di soprassalto. Sgomento e paura, ma l’obiettivo era proprio quello. Perché ciò che i Coldplay stanno facendo è a tutti gli effetti uno degli ultimi esempi di concept music. Gli album possono piacere o meno, ma hanno un senso, si incastrano come tasselli in un progetto più ampio della canzone.
L’ultimo album non va ascoltato tutto insieme, perché non è così che è stato pensato. Nella distanza tra Ghost Stories e questo ultimo disco, che sembra un po’ quella del giorno con la notte, sta inscritta la legge che ne regola la composizione. È la legge dei singoli, di cui Up & Up è uno dei migliori esempi.
Le canzoni arrivano come schiarite in un temporale. Come il sole, che ci illumina tutti i giorni, ma che apprezziamo di più quando sbuca all’improvviso tra le nuvole. O no?
Up&Up dei Coldplay è accompagnato da un video-capolavoro: testo e traduzione del nuovo brano in radio
Ma torniamo coi piedi per terra, solo per un attimo. Up&Up merita un discorso a parte perché permette di capire il grado di impegno dei Coldplay, che non si limitano più a sparare hit internazionali, ma cominciano a volersi contornare di un assetto artistico completo, perfetto ed inattaccabile.
Avete visto il video? Allora potete capire di cosa stiamo parlando. Il video di Up&Up, realizzato dai due registi israeliani Vania Heymann e Gal Muggia, è uno dei più belli della storia della musica. Visionario, commovente e persino pungente nei confronti del mondo contemporaneo. Un’opera d’arte.
Per quanto riguarda il testo (che qui sotto trovate nella versione originale e in quella tradotta), niente di nuovo. Nel senso che c’è la conferma della penna brillante di Chris Martin e degli altri membri della band. Una vena poetica quasi sempre tendente al positivo che tocca il bello ed il semplice, attraverso visioni d’insieme e aforismi del quotidiano che non rimangono quasi mai impantanati nel vortice dello scontato.